Giorno I - Sabato 19 luglio 1975 - Viaggio Africa, Cover, DVD, Game, ricette, Corgi, Carlino

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Giorno I - Sabato 19 luglio 1975

MAF 75


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(Lauzi - Conte) - Genova per noi

 
Galleria fotografica



A15 - autocamionale
della Cisa



Il cartello sul passo


Golfo do Genova


Golfo di Genova


Genova - P.zza de Ferraris


Genova


Genova - P.zza de Ferraris


Genova - la fiera


Genova - Via Garibaldi


Genova - Asse

 

Modena - Genova (km 252)
attraverso la Cisa
Imbarco sulla nave-traghetto Boccaccio

 
 

Fatti non foste a viver come bruchi
ma per seguir virtute e canoscenza

 

Le donne in lacrime, più o meno Penelope, rimaste nel patrio suolo, sanno benissimo la nobile vocazione, l'alto impegno umano, che dico.... la sublime missione dei loro Ulissi e non ci sarà Gigia che con le sue isole o le sue arti possa intrattenere a lungo nella calda Africa i gigioni. Noi tireremo diritto verso l'obbiettivo e se la storia ha i suoi corsi e.... ricorsi, a forza di tirare diritto in Africa, ci ritroveremo tutti in Italia! (facile ironia storico-politica).

Con quattro note l'aedo
canta e ricanta di quest'ultimo capitolo di viaggi. Bisogna dire subito la verità, tutti sentono qua un vivo senso di orgoglioso apprezzamento e stima nei confronti di mogli, donne e fanciulle, alle quali si fa un monumento in piazza, ma soprattutto bisogna parlare di alcuni meriti di alcuni di noi per la preparazione di questo viaggio. Parliamo di Camillo e del rivestimento interno del pulmino, opera insigne che Zanni nel suo mezzo potrà apprezzare finché esso esisterà.

Faesite e lana di vetro, supporti posteriori a formare dei ripiani, meccanismo per tenere in bocchetta le porte per areare
opere dell'ingegno e della laboriosità di Camillo, di Dino, di Giuliano e perché no, anche di Bob, il quale Bob ha messo a disposizione un mezzo che, preoccupato fosse in ottima forma per la partenza, ha voluto collaudare prima del viaggio e con esso se n'è andato al mare in gita scolastica di una settimana.

Se il mezzo meccanico andrà come il suo proprietario, ci sono dubbi seri che possiamo tornare in 238
. C'é però da dire che fresco come una "rosa pâsa" s'é presentato con gli altri tre ad un'indecente ora antelucana, a San Pancrazio questa mattina e così alle cinque e dieci, siamo partiti per l'Autostrada del Sole, quindi la Cisa ed infine la Livorno-Genova. Qui una sostarella di due o tre ore e siamo già sulla nave traghetto "Boccaccio", affamati di fronte a quanto offre la nave sia sopra che sotto coperta: Self-service gustosissimo, gentilezza del personale, meravigliose attrezzature psico-fisico-turistico-sessuali di ogni tipo (la nave ospita italiani di ambo i sessi, ma soprattutto francesi e tunisine).
A questo proposito stiamo ancora indagando su una delle affermazioni di Dino:

- Io a lei lì, le farei un fotomontaggio


perché sembra di intravedere qualche significato sospetto. A parte questo, crediamo di capire subito che su questa nave ci vogliono sopprimere prendendoci per fame, freddo, maltrattamenti e mal di mare; tutto questo piega e quasi spezza Dino, Bob e Camillo, che troviamo astutamente ben presto ad abbandonare la tolda, anzi il ponte, anzi l'orrido bar con relativo soggiorno per gli sfortunati di seconda categoria dove ci eravamo cacciati. A proposito di mal di mare, succede che poco prima di abbandonare il ponte, Dino incrocia il capo della famiglia di reggiani imbarcati, con un paio di mutande in mano, che gli chiede:

- Come va?


In quelle condizioni il nostro deve avergli girato la domanda pleonastica
e deve aver inteso rispondere nel vento di sovraccoperta:

- Bene, fatta sotto una volta sola!!


Io e Giuliano comunque, si diceva, troviamo i tre sistemati in una cabina accogliente quando torniamo da una perlustrazione riservatissima nelle budelle
della nave a scopo di prelevare dal pulmino, un po' di materiale (maglioni, medicine, roba varia) per non perire così miseramente. Oltre al freddo e al mal di mare, come detto, il problema serio che immediatamente si profila, é quello della mensa. Siamo in balia di un Self-service che fa mangiare per quasi un'ora quelli che riescono ad arrivare in fondo al giro e chiude dentro per punizione, senza mangiare, gli ultimi della fila. In fondo si tratta però di scegliere tra morire di fame o morire dopo aver mangiato certa roba che é tutt'altro che indicata in queste condizioni di stomaco.

La via del pulmino pieno di ogni ben di dio, é irrimediabilmente preclusa; morale: alle otto di sera ci pieghiamo a diventare clienti di lusso del ristorante di prima, dove mangiamo divinamente e con appetito tutti quanti, anche perché la Corsica, che si é affacciata alla nostra destra, ci protegge perfettamente, sicché non ci sono più problemi di stomaco.

Abbiamo fatto conoscenza fin da Genova con quattro bolognesi che dopo cena ci seguono sul ponte a fare delle cantate e degli scherzi fino alle undici pm. A quell'ora Dino chiude lo spettacolino vagante, anche perché si avverte una non nuova sensazione salire dai piedi, girare per le budelle, scaravoltare lo stomaco
, scuotere il cervello, perché forse qualche corrente ci vuole male.

 
 
Galleria fotografica



Genova - L'acquario


Genova - L'imbarco



La nostra nave



La stessa nave modificata
qualche anno dopo



Articolo sulla tragedia
dell'affondamento della
nave Boccaccio


Noi cinque la prima sera


Noi cinque la prima sera
con gli amici bolognesi



la prima notte


la prima notte

 

Dormiamo la prima notte tra il 19 e 20 luglio
sulla nave, al largo tra la Sardegna e la Corsica

 




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