Giorno XIV - Venerdì 1 agosto 1975 - Viaggio Africa, Cover, DVD, Game, ricette, Corgi, Carlino

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Giorno XIV - Venerdì 1 agosto 1975

MAF 75
 
 
 


Marrakech - Visita alla città


 
 

Tutte le fotografie contenute nello  Slideshow, sono state scaricate dal Web ed appartengono pertanto ai legittimi autori che ringrazio vivamente per averle pubblicate.

 
Galleria



Sulla strada per Marrakech



Camillo fotografa la gente
in piazza Djema el Fna



Gente in piazza
Djema el Fna



Piazza Djema el Fna



Piazza Djema el Fna



Piazza Djema el Fna



I saltimbanco



I saltimbanco



Marrakech
Venditori d'acqua



Venditore d'acqua



Venditore d'acqua



Marrakech



Incantatore di serpenti



Piazza Djema el Fna
saltimbanchi



Piazza Djema el Fna
si mangia sempre

 
 
 

(Albert Ketèlbey) - In un mercato persiano

 

Quando Champi si alza, possiamo dire di essere tutti presenti all’appello. C’è una punta col bimbo-guida per le 8,30 per andare a vedere la city. Con una bella colazione ci tiriamo su e   andiamo in centro; io faccio il guardiano del MAF fra dei monelli sempre più piccoli che si litigano per tenersi lontani a vicenda dall’europeo, bestia rara in braghe corte e finisce sempre che mi sono addosso. Hanno delle ferite con delle evidenti infezioni in testa e nelle gambe. I quattro vanno a fare spesa di souvenir e ad una certa ora, venuta la fame, assieme al mini-guido tornano al MAF con una questione:

- andiamo o no ad Agadir, dove ci ha invitato il monello, nell’accampamento di suo padre, anche quello berbero, che ci farà addirittura un montone fritto!


Qui tutto è "bérbêre", anche i lavandini del camping, rotti, che lavano mani, faccia e piedi, perchè l’acqua va nelle scarpe.

- Ma va là volpe...!
- nuétér andàm in dos pêr!

- e via!

Una volta al camping, liquidiamo l’omarello con cinque Dhiram, un paio di braghe che al Champi non van più bene (a forza di bere orangina, minerale gasata, sitròun, Jukòun, pasticòun, coca e limòun) sedici magliette, sette bottiglie, tre coltelli, duecento fiammiferi usati, il crick della macchina e dieci metri di carta igienica.
Parcheggiamo tranquilli e beati fino a che non andiamo di nuovo in centro. Il solito guardiano (io), guarda il MAF per pochi Dhiram (quasi niente) e così vanno gli Ulissi in piazza a vedere il passeggio del venerdì pomeriggio; (qui è festa per la religione musulmana), con tanto di ragazze ben vestite, il loro fazzoletto davanti al viso, tutto nuovo il loro baraccone
tutto bello, lungo quelle alte, meno lungo quelle basse. Tutte sono belle, se si fa eccezione per quelle che non lo sono tanto, o che non lo sono affatto, che sono invece un po’ brutte.
Tutte ci attirano, ci calamitano con gli occhi neri che lasciano sorridere maliziosamente a loro piacere solo che notino le nostre braghe corte, o meglio le nostre gambe, i nostri visi europei senza baffi o con la barba. Tante girano senza coprirsi, nude nel viso e li si riesce a vederne le bocche molto promettenti e carnose, il mento immediatamente sotto, il collo scuro, il seno procace quasi sempre fin dalla tenera età.

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Abbiamo notato anche qualche ombelico femminile, in certe ragazze vestite all’europea con i pantaloni, giusto per la [link:3]vasca[/link:3]. Anche qui abbiamo notato che esse vanno a gruppi di due, tre o anche quattro, oppure girano in ordine sparso, a una sola o stanno ferme ad aspettare con indifferenza, guardando se passa Alì Babà con i quaranta ladroni. Parlano del più oppure del meno, o anche dell’uguale, del per e del diviso e fanno veramente mille voglie come s’usa dire, anzi ne fanno una sola, come diceva quello!
Bisogna capire i cinque Ulissi che nella loro sfibra, hanno le corde tese, che vibrano sensibili al più delicato tocco di fascino e grazia esotico-femminile. Si gioisce a becco asciutto, tentati di prendere tanta grazia di Dio con i nostri obbiettivi (ne abbiamo di quelli lunghi così, che captano anche da lontano) e senza allusioni al fotomontaggio. Sotto i piedi le ragazze e le donne portano dei modernissimi, come dire, trampoli a tacchi alti, risalendo su per i quali uno arriva comodamente ai piedi nervosi, alle unghie dei piedi colorate di rosso, alle caviglie magre e tutte eccezionali, ai polpacci ben tirati e in risalto solo di fianco, per via di due spacchi laterali al baraccone, che lasciano intravedere degli spazi intercosciali.
A completare la visione della zona, bisogna passare a quella parte di passeggio femminile meno numerosa, che porta la minigonna e che s’arrangia come può per chinarsi di qua o di là a toccarsi un piede, o a raccogliere qualcosa per terra. Allora risalta in pieno il gusto orientale per le fantasie e il colore proprio anche delle femmine nell’abbigliarsi sopra, ma soprattutto sotto.
Risalendo ancora lungo la via che porta alla completezza della visione, possiamo concludere che tutto il mondo è paese e che la natura che abbiamo conosciuto in tutti i suoi aspetti, dall’Europa all’Asia all’Africa, è ben sempre un miracolo antico e sempre nuovo, ricco di fascino per l’uomo e penso anche per la donna.

Senz’altro chi si ferma un po’ e guarda, nota tante cose come questa, chi va e cammina come i quattro amici invece, arriva in piazza, dove uno sfacciato sfruttamento della sete del turista per il folklore, fa un po’ cascare la faccia ai nostri, mentre li incuriosisce il casino.

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La piazza è piena zeppa di marocchini e turisti che se la godono a guardare l’incantatore di  serpenti, balli tipici, il saltimbanco che fa le acrobazie, il venditore d’acqua ecc. E’ una continua aggressione  al turista da parte dei bambini e se ti azzardi a fotografare o riprendere con la cinepresa, ci si mettono anche i grandi.

I nostri vengono avviati su per una scala (fôra al Dhiram) su un terrazzo dove la consumazione è obbligatoria; di là si ha una panoramica di tutta la piazza, che ha intorno le bancarelle che vendono di tutto, dal preservativo alla bomba atomica.
Dopo questa visita di dovere, al camping di nuovo a cena, ottima e abbondante, con l’antipasto offerto da Dinaro a base di maionese e peperonata, maccheroni alla “non so se mi spiego”, formaggio parmigiano e alla fine, sorpresa delle sorprese, il dolce!

Cenato, viene voglia a tre su cinque di tornare a fare un girino in città, mentre Dinaro e me ce la contiamo su problemi esistenziali, coniugali, psico-fisico-sessuali-religioso-politico-sociali. Se durante la cena s’era recriminato tutti insieme, discutendo se Timimoun è una città o se una montagna e se vale la pena di andare nel Congo ora Zaire e cavolate varie, ora s’alza un poco "il spirito" del discorso perchè:

"Sol chi non lascia eredità d’affetti
poca gioia ha dell’urna"


Così chiudiamo le stanche luci e mi caccio fuori dalla tenda a dormire.

Galleria



Marrakech



Marrakech



Marrakech
Concediamoci una sosta



Marrakech
Concia e colorazione
delle pelli



Marrakech
Concia e colorazione
delle pelli



Marrakech - spezie



Marrakech
spezie ed altri generi



Marrakech
tappeti a volontà



Marrakech - Architettura



Marrakech - Giardino



Marrakech - ragazza
fa acquisti nel souk



Marrakech - artigianato locale



Marrakech
Moschea Kutubiyya



Marrakech - una via



Marrakech
frutta secca nel souk

 

Dormiamo al camping di Marrakech, (IIa notte)
tra il 1° e il 2 agosto

 




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