Giorno XIX - Mercoledì 6 agosto 1975 - Viaggio Africa, Cover, DVD, Game, ricette, Corgi, Carlino

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Giorno XIX - Mercoledì 6 agosto 1975

MAF 75
 
 
 



 
 

Malaga - Granada (km 134)

 
 

"Sorge il sole, canta il gallo,
Champignon gira galòun
e zà cun al trumbòun
"


Squilla dunque la tromba che chiama all'opera. Tutti però hanno già lasciato gli atavici giacigli, mirando i colori del cielo, vuoi bianchi, vuoi gialli, vuoi vermigli. E' questo il giorno radioso che Santini nacque trent'anni fa, mentre un grande fungo, più maledolo addirittura di quello che noi chiamiamo Champi, si alzava su Hiroscima.

 
Galleria

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Alhambra
panoramica



Alhambra
Il MAF parcheggiato
davanti all'ingresso



Alhambra
fontana nel Generalife



Alhambra
fontana nel Generalife



Alhambra
Gli ulissi nel Generalife



Alhambra - "cucu!"
Gli ulissi nel Generalife



Alhambra
giardini Generalife



Alhambra
giardini Generalife



Alhambra
giardini Generalife




Alhambra
patio dei leoni




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Quando il fungo scomparve, si rivelò in tutte le sue dimensioni l'entità della catastrofe di quel "6 agosto" Ebbene, dissolto il fungo maledolo, rimase un fiore piccolo a rincuorare l'uomo gentile e fragile dal lungo gambo, con la sua brava testolina protesa fra le nuvole. Fu un sorriso della natura che prometteva nuovi miracoli, nuova fede nel vivere umano; Giuly o Puzzy che dir si voglia, era questa promessa, questo fiore gentile. Così tutti cantarono in coro:


Per fare un fiore ci vuole un fungo"
, ecc.


L'unico problema una volta fatta colazione, è quello di provvedere ai personali e più urgenti o meno bisogni quotidiani, quindi sostiamo appena partiti e cambiamo anche lira a Motril.
E' il bivio come ci dice la donzella dell'ufficio turistico, per andare a Granada, lungo una strada impestata, tutta giù e su, tutta curve per un centinaio di chilometri. Essa porta ad un "puerto", che significa evidentemente anche passo, perchè dopo il puerto, la strada non sale ma scende, cioè si caccia ancora su e giù in una serie di colline che muovono la landa arida, aride anche loro. E il caldo cresce. Ma noi teniamo duro perchè una meta e una sola abbiamo, Granada e con lei un ristorante furbo, già collaudato due anni fa da due coppie di sposi in viaggio di nozze, da Modena, non meglio identificate e che di sicuro subirono, quale più, quale meno, l'azione portentosa della Sangria ivi servita, se è vero che una delle due spose tornò incinta dalla sangriàda e l'altra, appena un po' più lenta di riflessi in quel senso, non si mostrò meno in grado di gustare il rosso licore, se pure è vero che dalla Spagna si aspetta soprattutto un regalino da parte del suo Ulisse che prima o poi tornerà: del vino spagnolo per preparare la gelida bevanda.

La marcia viene arrestata da un improvviso rumore del MAF da formula uno. Stiamo calmi e leghiamo provvisoriamente con del filo di ferro i due pezzi un po' penzolanti della marmitta, opera di un ingegnere e di un tecnico radiologo.

A Granada ci basta girare due volte per la città come dei colombi viaggiatori e quindi puntiamo decisamente al cuore della ciudad dove abbiamo individuato la piazza Ramblà, dietro la cattedrale, dove si può fermare il MAF ed entrare da "Cunini", il ristorante dal pesce facile (la cosa rimane strana se si considera che Granada sarà almeno a 70 Km dal mare e tra l'altro è piena di locali da pesce, ottimo).

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Quando siamo con i piedi sotto la tavola, all'Air Condízioned, ci spaventiamo un po' all'idea di avventurarci in ordinazioni forse salate e allora ci va bene il menu fisso, anche perché prevede ''Paella" con pesce e ''Tortillas''. E in effetti l'esperienza della paella è positiva per quelli che ancora non l'avevano fatta.

Quindi è d'obbligo la salita e la visita all'Alhambra, che è insieme residenza favolosa dei sultani arabi (con i loro giardini con arabeschi giochi d'acqua) fortezza e palazzo rinascimentale di Carlo V. Noi saliamo per i viali sommersi dal verde bosco alto, percorso dai rivi d'acqua che lassù vedremo condire tutti gli ambienti e donare una sensazione di frescura a tutti gli angoli, a tutti i cortili, a tutti gli ambulacri. Prendiamo cinque biglietti al prezzo di 700 lire circa ciascuno, sotto un mezzo temporale che butta raffiche d'acqua a gocce grosse e rade, entriamo nel complesso chiamato "Generalife" siepi di bosso, alte, spesse, rigogliose a formare una sequela infinita di recinti pieni di rose, fiori e un fantasioso intreccio di spruzzi e zampilli.

Potremmo dirlo un giardino in posizione alta, dove gira l'arietta più gradevole del clima granatino. Qua c'è un anfratto gocciolante d'acqua fra il muschio nel recondito angolo tutto ombreggiato. Là dal muro, zampilla acqua limpida e s’incanala in mille rivoli all'ombra d’altrettanti ombrosíssimi alberi, che in alto intrecciano i rami e fanno capire anche a chi non conosce ancora l'ombra, che cosa essa è in che cosa essa si differenzia dalla non ombra. Poi tocca all'Alcazaba di dispiegare ai nostri occhi i suoi meravigliosi colonnati, costruzioni a pareti tutte scolpite, arabescate, i capitelli super decorati: l'effetto guarda un po' è decisamente orientale, arabo, moresco, esotico, da alcova segreta, ci basta per immaginare la vita degli antichi emiri, fra odalische, frescura, tappeti artistici, vassoi ricchi d'ogni tipo di squisitezze, bagni in vasche con acqua a tutte le temperature (gli arabi erano veramente maestri ad amministrare l'acqua).
Fra le siepi, gli zampilli e le rose, in un compari e scompari, ci sei e non ci sei, a noi non ci vuole molto a vedere le odalische, anche perchè ci sono davvero: ogni turista che si rispetti non ci mette la scala a vestirsi, o meglio a svestirsi, per gustare meglio e fino in fondo le ferie!
Fontana di leoni, palazzo di Carlo V d'Asburgo imperatore di Spagna, Austria, Paesi Bassi, Colonie d'America, buona parte d'Italia e chi più ne ha più ne metta, nella prima metà del 1500.

Di fuori è un tipico palazzo rinascimentale, si direbbe romano, dalla struttura quadrata o rettangolare. All'interno è pure rinascimentale, con un amplissimo cortile circolare e doppio ordine di colonnato solido. Due amplissimi scaloni portano, seguendo l'andamento circolare, al colonnato superiore che tutto attorno accompagna un’unica grande balconata luminosa. E' su questa che si aprono le sontuose stanze; ovunque soffitti a cassettoni e porte dalle proporzioni ampie e misurate nello stesso tempo. Bene, allora andiamo all'ultima tappa, la torre, che permette una vista di Granada piuttosto dantesca. Ormai abbiamo digerito a forza di
camminare, tutto quello che Giuliano ha brillantemente offerto a tutti da Cunini; allora facciamo spesa appena giù dall'Alhambra e andiamo al camping, dalla parte Ovest della città, verso Almeria: il camping Alhambra. Esso è pieno, anche se grande, ma un buco lo troviamo.
La gloriosa e intensa giornata si conclude dunque qui. Il caldo è caldo anche di sera-notte e fuori dormiamo in tre, due e mezzo, perchè Camillo sceglie una via di mezzo e tiene i piedi su due staffe: sta mezzo dentro e mezzo fuori. Discreto è il cielo, nonostante fosse piovuto mentre da Cunini festeggiavamo il trentennale di Giuliano e il festeggiato, pagava!

Bello il cielo anche se poco fa sembrava che dovesse ripiovere e certi nuvoloni neri filavano di qua e di là. E sotto il bello cielo si parla di comete e si passa all'Evangelo con facilità e via via finché a tutti e tre mancano i contatti con la realtà; la frizione slitta maledettamente e senza che ce ne accorgiamo, perchè uno non se ne accorge mai, siamo nel lattiginoso mondo dei sogni.

Galleria

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Alhambra
Patio de los Arrayanes



Alhambra
Patio dei leoni



Alhambra
Patio de Los Arrayanes



Alhambra - Ermanno
osserva la stanza da bagno



Alhambra - Bob si riposa



Alhambra



Alhambra - cupole della
sala de los Abencerrajes



Alhambra - tombe
dei Re Cattolici


Alhambra - vista dalla
Torre della Vela


Alhambra - vista dalla
Torre della Vela



Alhambra - vista dalla
Torre della Vela




Alhambra
Folata di vento birichina
sulla Torre della Vela

 

Dormiamo al camping Alhambra di Granada
la notte tra il 6 e il 7 agosto.

 




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