Giorno IX - Domenica 27 luglio 1975 - Viaggio Africa, Cover, DVD, Game, ricette, Corgi, Carlino

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Giorno IX - Domenica 27 luglio 1975

MAF 75
 
 
 



 
Galleria



Afflou
il mercato dei tappeti


Afflou
il mercato dei tappeti
C'è un estraneo tra i locali


Afflou
il mercato dei tappeti


Afflou
il mercato dei tappeti


Afflou
il mercato dei tappeti


El Bayadh
Donna e bimba
al nostro accampamento



El Bayadh
Ermanno si interessa sui
sistemi d'irrigazione dei campi



Irrigazione dei campi



El Bayadh
Irrigazione dei campi



El Bayadh
abbiamo ospiti



El Bayadh - Nel MAF si
è rotta una portiera
e Camillo la ripara



Graffiti



Graffiti



Deserto dell'Hoggar

Laghouat - Aflou (km 123)
Aflou - El Bayadh  (km 146)
El Bayadh  Ain Sefra (km 231)

Ottima la notte fresca, antelucano il risveglio per partire di buon’ora. Facciamo una pulizia incredibile in tutte le parti del MAF, una colazione abbondante e ci portiamo in centro per spedire due lettere scritte ieri sera a lume di luna, da me e Dino. Non c’è un buco aperto per comprare i bolli e neanche frutta c’è in giro. Noi giriamo un po’ e puntiamo verso nord, per piegare decisamente verso Ovest-Sud-Ovest. Ora il paesaggio è decisamente stepposo, alto oltre mille metri, molto aperto.
Noi si pone e si propone e c’é chi teme di non essere molto in forma per rilanciarsi verso Sud, magari sulla costa fino a Tan-Tan, vedi Santini
, il re dei marocchini, che si preoccupa di avere un margine di tempo, sul finire del Tour, per riassestarsi prima del lavoro. I progetti ora sono vari, Bechar, Goulimine, Tan-Tan, Agadir; a Figuig si deciderà.
Il paesaggio è così uniforme, che bisogna cercare qualche diversivo qua dentro per non morire di noia. Sempre all’orizzonte, basse catene di colline completamente aride e da qui fino là, una steppa sassosa completamente spopolata; solo eccezionalmente si vede qualche segno di vita: un paio di cammelli impastoiati, qualche asino, un algerino nel suo turbante e baraccone
bianco.
Non si riesce veramente a capire come  possa vivere così isolata, questa gente; almeno in mezzo all’Erg ci sono le oasi e i villaggi!
Qui essi sono estremamente rari e non riusciamo generalmente neppure ad attribuire a qualche tenda di nomadi, questo o quel pastore o animale

- Fa niente!


La monotonia del viaggio é rotta dal villaggio di Aflou, nel quale ci fermiamo a guardarci il mercato dei tappeti, o meglio delle stuoie (interessante da filmare). Il rito della compravendita é ben preciso, come del resto in tutti i mercati del mondo; la loquacità araba però, rende molto caratteristico per noi europei, ogni tipo di mercato arabo.
Si accende la discussione per il contratto e sembra di ascoltare una mitragliatrice; poi i due commercianti, assieme a molti che assistono, si lasciano, per riprendere poco dopo la schermaglia. Il socialismo si rifletteva. Non può in Algeria e in ogni paese arabo, non può non tenere conto del gusto accanito, proprio di questa gente, di mercanteggiare.
Le facce e i modi più arcaici e secolari ci sono sfilati davanti in questi giorni, specialmente in Algeria, dove il contatto con il Mediterraneo e l’Europa (voglio dire la parte sahariana dell’Algeria) é ridotto e contenuto, o quantomeno, la maggiore carica anticoloniale delle popolazioni, lo ha portato ad uno spirito di autonomia maggiore, che spesso si esprime in una certa sufficienza per il turista europeo. Colpisce infatti che nella generalità dei casi, i bambini siano istruiti evidentemente, a disinteressarsi degli europei. Solo la loro curiosità naturale, a volte, fa loro superare questo costume diffuso soprattutto nei centri; nel deserto forse le cose cambiano un pochino.
Quando lo stomaco e il caldo, fanno arrestare i cinque nomadi, siamo a El Bayadh.

Ci accoglie all’entrata del paese un matto che si salva, non si sa come, dall’essere investito da una macchina che incrociamo e tenta quindi di buttarsi addosso al MAF; una volta scansato, ce lo troviamo, mentre cerchiamo di sfuggirgli, a correre affiancato e aggrappato alla portiera laterale, che essendo semiaperta, Giuliano chiude velocemente e Camillo accelera; il matto si perde.
Noi raggiungiamo un primo punto ombra, fra diversi ragazzi e non, ma preferiamo uscire decisamente dalla cittadina e ci portiamo presso una casa colonica i cui contadini subito accorsi per vedere  chi  arriva, ci  lasciano piantare i nostri  attrezzi  per cucinare.
Intanto tre bimbe scure, con gli occhi neri, ad una certa distanza ci osservano; ogni tanto esce la mamma o la nonna che di lontano sbirciano e scompaiono loro malgrado. Mangiamo e ci ascoltiamo un po’ di musica. Mentre si prepara questo pasto a base di maccheroni, Camillo si produce in una operazione tanto delicata, quanto geniale; siccome la portiera anteriore sinistra non chiude più, chi é più adatto del nostro Cammello
, meccanico e infermiere modello?
Camel si arrabatta, armeggia, scanchera, smonta il pannello interno della portiera, smonta la serratura, individua la molla rotta e dei due pezzi, ne fa una buona perfettamente funzionante, così può lavarsi le mani sporche, la folla in delirio applaude.

Abbiamo appena finito di mangiare, che si fa viva la matriarca della famiglia, una donna austera, con le sue brave mani rosse dipinte di rosso che pensiamo, ci fa una visita di cortesia e di ringraziamento per avere noi  regalato dei  biscotti e una tanica vuota alle bambine, le quali  avevano subito portato la merce a casa loro. La nonna si mette la in osservazione dopo averci dato la mano; noi la facciamo accomodare e cerchiamo di  parlarle;  lei vede poco e non sente, quindi c’è ben poco da dirsi. Rimane là, solenne, con una bimba sulle ginocchia, a guardare nel vuoto e quando noi accenniamo ad alzarci per lavare e rientrare nel MAF, lei si alza, saluta e se ne va. Anche le bimbe non avevano mancato in questa occasione di dimostrare la loro ricchezza e ospitalità!

Mentre siamo lì a trafficare, Dino alza gli occhi e si trova davanti, così chinato com’è, una bimba sporca, d’uno sporco più sano di quello cittadino, direi anzi d’uno sporco che nei bimbi di qualsiasi latitudine, significa salute e possibilità di vivere come dio comanda. Ebbene, questa bimba allunga a Dino un ovetto fra pollice e indice, ed emozionatissima aspetta di vedere la reazione del duro, l’altro indice in bocca. Se la fa addosso il Dinaro
, sciogliendosi come neve al sole.

Poco prima di partire, assistiamo all’irrigazione delle patate da poco seminate, col sistema diretto arabo-turco-iracheno-peruviano, cioè quello di mandare l’acqua sul terreno da irrigare e di non mandarla su quello da non irrigare. Si dirà che questa non è una scoperta, ma .... l’etnologo Hans Kazzel dimostrò che da tale metodo, alcune civiltà decollarono e imposero attraverso la superiore produttività agricola, il loro predominio su tutti i popoli.

Partenza di nuovo per Ain-Sefra sulla “Bidon V
” ma non ci arriviamo per soli 17 Km. Tiout è l’oasi che ci accoglie con danze fantasia, forse propiziatorie perchè vengono eseguite da tre danzatori con dei fucilastri in mano, ad avancarica, accompagnati da uno strumento a fiato e da due tamburi. Alla fine della danza, i fucili vengono scaricati a terra. Un locale ci porta fuori dal paese, fra le palme, in un’oasina da fiaba, con radure circondate da fitte palme, sopraelevate rispetto alla strada non molto lontana. Montiamo una tenda e ci facciamo un’ottima cena. Alle nostre spalle abbiamo una piccola cordigliera di rocce rosse e davanti, oltre la strada, già piuttosto lontano, il villaggio.
L’oasi in cui siamo è una fedele testimonianza delle oasi dei fumetti che leggevamo da bambini, o di certi film; una favola!!
Sulle rocce, prima di sera, ci guardiamo dei graffiti preistorici molto vecchi, testimoni degli antichi abitatori delle foreste Sahariane i “Garamanti
”.
Tutto spinge a dormire fuori, sotto una stellata che sembra un presepe e che si vede orlata dalle palme sopra di noi. Da Nord-Est a Sud, una nitidissima nuvolaglia bianca scavalca la volta luminosa, uno spettacolo che mozza il respiro per chi come noi, tutti e cinque ce la guardiamo dalle brande e dai materassini scherzando col  fungo, che riesce a vedere tutte le stelle filanti sia mentre cadono, sia mentre si rialzano, e pensare che qualcuno di noi non è ancora riuscito a vederne una! ( Dino ). In compenso Dinaro, si prepara ad affrontare la prima notte fuori, con tanto di coltello, che non serve altro che a ridere, perché la scena è inequivocabile: siamo circondati dai maléfici (saranno indiani, saranno pirati, saranno bagonghi?!?!).

E’ certo che se ti addormenti appena a metà, se fai finta di chiudere anche solo un occhio, ti saltano addosso coi lunghi coltelli e zac, via il braccio a Dino, attorno al quale si era legata la borsa con l’oro e le pepite. Tenere comunque il coltello fra i denti e prepararsi all’attacco che, è la miglior difesa, non fa mai male! Alla fine ci addormentiamo accarezzati da un venticello che sembra voglia sradicare le palme.

Galleria



Camion sulla BIDON V
Pista che da Orano
porta in Mauritania
o in Mali



La BIDON V




Oasi di Tiout



Oasi di Tiout
si lavora nei campi



Oasi di Tiout
preparazione del campo
per la notte


Oasi di Tiout
foto con lunghissimo
tempo di esposizione
(è vero la terra gira!!)



Oasi di Tiout
E' l'alba e quasi tutti stanno
ancora dormendo
fuori dalle tende



Oasi di Tiout
le nostre brande



Oasi di Tiout
Folklore locale



Oasi di Tiout
Folklore locale
dopo la scarica di fucili



Oasi di Tiout
Palmeto



Tiout



Tiout

 

Dormiamo nell'oasi di Tiout, poco prima di Ain Sefra, vicino a graffiti
fra palme da favola, la notte tra il 27 e il 28 luglio.

 




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