Giorno XX - Giovedì 7 agosto 1975 - Viaggio Africa, Cover, DVD, Game, ricette, Corgi, Carlino

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Giorno XX - Giovedì 7 agosto 1975

MAF 75
 
 
 



 
 

Granada - Murcia (km 278)
Murcia - Alicante (km 82)

 
Galleria



Sulla strada per
Lorca-Murcia




Alicante
Cannone del castello





Alicante - Veduta della
spiaggia dal castello





Alicante
La spiaggia





Alicante
La spiaggia





Alicante
Lungomare




Alicante




Alicante
Vista del castello

La mattina vedi un po', bisogna sbrigarsi e andare, sempre andare, eternamente andare.
- Dove andremo?

Ma è semplice, sto mare, sto cielo, sta costa soleada, saranno vittime degli Ulissi, basta solo arrivarci e finalmente la spedizione potrà lavarsi le orecchie in acqua marina, potrà mettere al sole i prosciutti, diventare balneare nei più bei posti del mediterraneo. Il caldo del mattino ci convince che la costa, lontana circa 70 Km, è il nostro paradiso. Là l'arietta marina mitigherà questo calore continentale.
La partenza come al solito non è affatto mattinale e la cosa è grave perché oltre ai bagni, dobbiamo tenere presente l'esigenza di avanzare il più possibile verso il suolo patrio, nonostante la gran voglia che ci sarebbe di un riposino, prima dell'ultimo salto decisivo. E' allora che da Granada tracciamo un itinerario che ci faccia arrivare sul mare per il tardo pomeriggio e così saremo anche un buon tratto avanti lungo la costa; puntiamo su Alicante, la perla delle plaje spagnole, la regina dei cessi balneari, il centro dei centri, punto d'incontro della patacca internazionale ed extragalattica. La strada sarà quella di Lorca-Murcia ed è maledola
come un presidente, piena di su e giù. Intanto il primo tratto passa su montagne alte, anche se prive di vegetazione, dopo la strada non migliora, corre attraverso un paesaggio maledolo, arido, caldo, spoglio, afoso e siccome è più basso, non c'è aria.


Mezzogiorno era suonato, quando il MAF si arrestò.
Una piòla avea avvistato, senza benza si va no!


Ci facciamo un pranzetto spagnolo senza pretese e ripartiamo alla svelta, cosa succede dopo un quarto d'ora?
- Fermi tutti!! ...Grida Bob

Come fermi tutti?! ...Esta empazzido el niño? No, el niño (parola iberica per dire ragasso), no tiene la capeza, s'è scordato al restaurante el borselliño
- meno male che non ce ne siamo accorti a Barcellona!
Dice el niño al Diño.
El Diño respuende al niño de no ablar a quel modo maledolo y de estar bravado
.
- Puerca la vacha!

Vacha o no vacha, y sorge una question con granda calidad. El Diño maledolo, no soppuerta ch'in la desmentegançia el niño el pueda tener justifigancia y el pueda ablar. Finida la bigùda
, nos se trobamos a pedalar muy fuerte para la caretera de Alicante.

Superiamo Lorca e Murcia e fra il verde ormai recuperato nella piana, ci troviamo alfine il mare alla destra mano che si affianca. Se storica dev'essere la ricordanza di questo viaggio, storico è stato pure lo scambio di considerazioni che Bob ha fatto con l'aedo, nel senso che rimarranno alla storia tutti gli approfondimenti e le interpretazioni che il duo s'è dilettato di fare, vuoi nel campo etnico, vuoi in quello geo-politico, vuoi in quello morale e religioso. Forse si fa prima a dire, che i due, che si sono trovati uno a pilotare e uno a navigare sul MAF, hanno fatto un certo ripasso della storia spagnola comparata a quella europea degli ultimi 400 anni, con ottimi riferimenti all'Evo antico e all'Evo medio. Bisogna dire che nelle conclusioni l'opera, cioè la conferenza, si è rivelata un po' un casino e ciò trova anche conferma dal fatto che la stragrande maggioranza del pueblo (gli altri tre) non ha seguito con attenzione, anzi se ne sono tranquillamente infischiati della cosa.

Il maledolo destino, più maledolo di un fungo maledolo, vuole che arrivati ad Alicante, sia già la tarde e tutto gioca a rimandare il bagnetto nelle favolose playe, al giorno di domani. Allora si vota una mozione Camillesca o camillina che dir si voglia, la quale suona in questo modo: invece di cercare alla cieca fuori da questo ambiente patacco, per trovare un campingo con del posto, o addirittura un buco non proibido per campo libero, noi andiamo da una famiglia parente de una altra che abita vicino a casa sua e così, tra portare i saluti e chiedere informazioni, vediamo che cosa può sortire?
I quattro prendono quasi all'unanimità questa strada e in alcuni giri da piccione viaggiatorio, siamo al palazzone e alla famiglia giusta. Le condizioni nelle quali il Cammello e tutti noi ci presentiamo, sono a dir poco disgraziate, c'è chi ha trascurato da un po' l'acqua, chi il cambio della maglietta e dei pantaloni, chi la cura della barba e dei lunghi capelli, chi ha dato e preso dal MAF un gradevole odore di gorgonzola in uno scambio maledolo di uomo-ambiente che spiega come mai quelli che ci passano vicini, ci sentono presenti prima di vederci.

Forse la grama situazione, forse la grande ospitalità degli iberici, fa porgere una mano ai nostri ospiti, che ci mettono a disposizione due cuccette, un divano e una branda, mentre anche noi integriamo perché la casa è piena di stanze ma non di letti. La famiglia è evidentemente medio-alta-borghese; le invadiamo subito la casa e il bagno con le nostre incrostazioni, i nostri zaini e i nostri attrezzi da cucina, perché abbiamo promesso che gli spaghetti e la cena tutta, la offriamo noi con le nostre mani.
Per la seconda volta gli Ulissi approdano nel loro peregrinare avventuroso, all'isola o alla terra favolosa del bengodi, anche se di Gigie non c'è traccia: la prima era stata all'Hotel quattro stelle di Ksar Er Souk, ora rieccoci qua a goderci il fresco, al decimo piano di un palazzo tutto nuovo.
Il nostro cuoco ha quasi cotto la pappa, che una Gigia si presenta, ma si chiama Maria ed è sposata con tanto di prole, è la nuora dei due coniugi alicantini che evidentemente hanno un figlio, poi impariamo proprietario di un ristorante, non sappiamo bene in quale paese qui della costa. Dividiamo la spaghettata e ci appollaiamo nei nostri giacigli d'oro. Il nostro presidente comincia a presentare dei sintomi strani, dal momento che durante il pasto, mentre si raccontava della quasi generale dissenteria, lui si era alzato tronfio e irridendo a Giove e tutti gli Dei e in barba ai suoi compagni, aveva gridato:

-Io ci ho er fisico!
-Io son il presidente caccadura!

Ebbene da quel preciso istante, un fulmine deve aver colpito la sua sembrava invulnerabile cocomera antero-inferiore che ora comincia ad abbaiare, a ribollire come un maremoto, a lanciare addirittura i primi lapilli, minacciando di crepare sotto al cuscino che premurosamente il nostro ci tiene sopra ovunque vada. Per lui il posto privilegiato, quello più vicino al water, viene subito liberato e a lui si dedicano indefessamente gli ospiti e gli amici. E' la nèmesi non ci sono dubbi, malattia che colpisce soprattutto i presidenti irriverenti, scettici e agnostici, con tutta la loro progenie. Non abbiamo ancora preso sonno, anche per le scorrerie di Bob nel bagno, che uno scampanellio ci fa sobbalzare e dato che i nostri ospiti poco fa ci hanno parlato di irruzioni della polizia senza preavviso e di arresti senza complimenti peggio che in Italia, allora che cosa vuoi pensare?
Qui qualcuno ha fatto la spia, qui cercano il comunista e tutti i suoi complici, qui ci mettono alla "carota
" (la quale va senz'altro bene per il nostro presidente perché stringe, ma a noi altri quattro non ci piace farci stringere così!) La casa si anima un poco, poi tutto tace e ogni angolo cade, uno dopo l'altro nel silenzio, senza nessun rumore.

Galleria



Alicante
Vista del castello




Alicante
Veduta aerea




Alicante
Il Municipio




Alicante
Dal castello





Alicante
Passeggiata lungomare




Alicante
Stazione del tram




Alicante
Club del Golf



Alicante - notturna



Alicante
Panorama

 

Dormiamo la notte tra il 7 e l'8 agosto
al 10° piano di un palazzo molto alto, circa 10 piani,
alla periferia di Alicante


 




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