Giorno V - Mercoledì 23 luglio 1975 - Viaggio Africa, Cover, DVD, Game, ricette, Corgi, Carlino

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Giorno V - Mercoledì 23 luglio 1975

MAF 75
 
 
 



 
 

Bechri - (attraversamento dello Chott el Jerid) - Tozeur (km 70)
Tozeur - Neftah (km 27)
Neftah -
(passaggio frontiera Tunisia/Algeria) - El Oued (km 136)

 
Galleria fotografica



Chott El Jerid
miraggi all'orizzonte


Chott El Jerid
miraggi all'orizzonte


Chott El Jerid
miraggi all'orizzonte


Chott El Jerid
miraggi all'orizzonte


Giuliano, Dino, Bob e il MAF
sulla pista in terra battuta
nel Chott El Jerid


Giuliano, Dino e il MAF


Bob


Tozeur


Oasi di Tozeur


Mercato a Tozeur


Tozeur

Sveglia prestino e partenza dopo la colazione. Abbiamo davanti il Chott el Jerid con una presentazione del genere:

*ACCESS DIFFICILE*

che sono poi le cose che fanno montar su i turisti in cerca di emozioni da raccontare al bar dell’angolo. Solo all’idea di dover scendere dal proprio mezzo, spingere, o scegliere tra stare a destra o stare a sinistra e rimontare su, questo tipo di turista se la fa sotto, "s'ingasa", non pensa che uscendo da casa sua o facendo la scampagnata domenicale ha corso rischi più seri di questi! E come se non bastasse, a caricare la molla di questo tipo di sfibrato turista, ci si mette la Pro-loco del posto che ti dice:
Se vai senza guida, potremmo venire si e no a raccogliere il tuo cadavere se lo troviamo, quindi occhio, a non prendere la guida, devi essere un uccello, anzi un cammello.

E’ allora che al turista mentecatto gli brillano gli occhi e sente presentarsi la grande occasione: Don Chisciotte non é neanche il suo vino sottile!
- Beh!, per farla corta noi impavidi affrontiamo il pericolo e ...... il dado é tratto, il brodo é fatto.


Così ci imbocchiamo l’accesso difficile e cammina cammina, ci troviamo fra un casino di miraggi, fate Morgane e maghi Zurlì. E proprio come previsto, dobbiamo scendere e salire dal MAF se vogliamo schivare le buche, dobbiamo continuamente sterzare ora a destra, ora a sinistra e delle volte si può andare diritto, mai fuori strada perché é infido questo Chott, per niente sout, ma dimandi möi
soprattutto sotto.

 Il nostro professore ha visto al cinema questo fenomeno e freme all’idea di zappare la crosta salata e farvi zampillare acqua pura. Scava alacre il nostro uomo, ma si vede che per ben due volte non ha la pazienza di aspettare il punto e il momento e desiste vinto dallo sforzo inutile.
E quando meno te lo aspetti, ecco lì dove il passante, il turista dà la sua zappata, mette in luce il feno- meno bestiale e dantesco: per noi hanno già zappato quelli che ci hanno preceduto e il sale abbondan- te é rotto e l’acqua é lì in pozzanghere, come fosse di neve che si scioglie al bel sole di marzo.

Usciamo dallo Chott e ci troviamo a Tozeur verso le undici. Fissiamo il nostro obbiettivo per mangiare e raccogliere rose
nella città di Nefta, dove arriviamo circa a mezzodì e assoldiamo un monello che ci accompagni. Lui ci porta più o meno nel posto giusto, dove non c’é un gran che, ma ne raccogliamo lo stesso e ci facciamo portare in un palmeto che il monello chiama "suo  giardino".

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Vi troviamo un corso d’acqua favoloso sopraelevato con pozzetti nei quali subito Champignon chiamando il film, cioè l’operatore Camillo, si butta senza troppi dubbi e pensieri. Ci si bagna un po’ e in un calore infernale, ci prepariamo un pranzetto all’ombra di palme che ombra non ne fanno e allora Camillo, tecnico del coprimento, ci copre e ripara dal sole con un impianto geniale, utilizzando asciugamani, sacchi a pelo ecc.  Il monello si chiama Abdel Kirib, ci porta poi alla sorgente della cittadina, fra palme ecc., quindi puntiamo decisamente alla frontiera per attraversarla prima di sera.

Là ci rompono abbondantemente dalla parte algerina. Si tratta di dogane scalcinate; un unico pulmino di austriaci attraversa con noi. Oltre frontiera siamo arrivati quasi a El Oued, fuori da un villaggio in un paesaggio pieno di dune   anche altine. La sistemazione notturna é almeno favolosa, un ferro di cavallo di dune circondano il piccolo accampamento all’imbrunire, che é uno spettacolo che cava il cuore anche ai duri. L’ideale é che siamo ad una certa distanza dalla strada e senza correre pericoli d’insabbiamento.

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La sera diventa ben presto fresca e dolcissima, spunta la luna piena, ce la mangiamo (non la luna), fotografiamo, siamo praticamente per la prima volta soli a scherzare e a goderci la sabbia fresca sotto i piedi e soprattutto il secco dell’aria, per cui seminudi, stiamo attorno alla lampada e sotto la luna scriviamo lettere. Camillo fa una registrazione a sorpresa che ci fa sbudellare all’ascolto. A letto, io per la prima volta all’aperto sotto delle stelle che ti cadono in faccia enormi, mentre le guardi dal materassino.

Galleria fotografica



Tozeur


Nefta


Nefta
palmeto Corbeille


Rosa del Deserto


Fennec


Fennec cucciolo


gruppo, verso El Oued


Tramonto prima
di El Oued


Bob e Dino sulla
strada per El Oued


Camillo dietro al MAF


El Oued

 

Dormiamo poco prima di El Oued,
fra le dune di sabbia, la notte fra il 23 e il 24 luglio

 




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